RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI D.LGS. 231/2001Nascondi

Il D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231 (di seguito abbreviato in Decreto 231), recante la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, ha adeguato la normativa italiana in materia di responsabilità delle persone giuridiche alle Convenzioni Internazionali precedentemente sottoscritte dallo Stato Italiano.

Il Decreto 231 ha introdotto un regime di Responsabilità Amministrativa a carico delle imprese nell’ipotesi in cui alcune specifiche fattispecie di reato vengano commesse, nell’interesse o a vantaggio delle imprese stesse da:

  • persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione delle imprese stesse o di una loro unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo degli enti medesimi (c.d. soggetti “apicali”);

  • persone fisiche sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati.

La responsabilità dell’impresa è aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito che, pertanto, resta regolata dal diritto penale comune.

Le categorie di reati-presupposto

Non tutti i reati commessi dalle categorie di soggetti sopra elencati implicano una responsabilità amministrativa a carico dell’azienda: il Decreto 231 prevede infatti delle specifiche fattispecie di reato che, se commesse dai soggetti sopra indicati a vantaggio dell'azienda, possono comportare la responsabilità amministrativa in capo alla stessa.

La prima tipologia di reati cui consegue la responsabilità amministrativa dell’azienda è quella dei reati commessi nei confronti della Pubblica Amministrazione, che vengono dettagliati agli artt. 24 e 25 del Decreto 231.

L’enumerazione dei reati è stata ampliata nel tempo a seguito di svariati interventi del legislatore:

  • Legge n. 350 del 25/09/2001 ha introdotto l’art. 25-bis “Falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo”, in seguito modificato in “Reati di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento” dalla Legge n. 99 del 23/07/2009;

  • D.Lgs. n. 61 del 11/04/2002 ha introdotto l’art. 25-ter “Reati Societari” (in seguito modificato dalla Legge n. 262 del 28/12/2005);

  • Legge n. 7 del 14/01/2003, ha introdotto l’art. 25-quater “Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico”;

  • Legge n. 7/2006, ha introdotto l’art. 25-quater.1 “Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili”;

  • Legge n. 228 del 11/08/2003 ha introdotto l’art. 25-quinquies “Delitti contro la personalità individuale”;

  • Legge n. 62 del 18/04/2005, ha introdotto l’art. 25-sexies “Abusi di mercato”;

  • Legge n. 146 del 16/03/2006 prevede all’art. 10 la responsabilità degli enti per i reati transnazionali;/

  • Legge n. 123 del 03/08/2007 ha introdotto l’art. 25-septies “Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute”, in seguito modificato in “Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro” dal D.Lgs. n. 81 del 09/04/2008;

  • D.Lgs. n. 231 del 21/11/2007 ha introdotto l’art. 25-octies “Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita”;

  • Legge n. 48 del 18/03/2008 ha introdotto l’art. 24-bis “Delitti informatici e trattamento illecito di dati”;

  • Legge n. 94/2009 ha introdotto l’art. 24-ter “Delitti di criminalità organizzata”;

  • Legge n. 99/2009 ha introdotto l’art. 25-bis.1 “Delitti contro l’industria e il commercio” e l’art. 25-novies “Delitti in materia di violazione del diritto d’autore”;

  • Legge n. 116 del 03/08/2009 ha introdotto l’art. 25-novies “Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'Autorità Giudiziaria”, in seguito rinumerato in art. 25-decies “Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'Autorità Giudiziaria” dal D. Lgs. n. 121 del 07/07/2011;

  • D.Lgs. n. 121 del 07/07/2011, già citato, ha introdotto l’art. 25-undecies “Reati ambientali”;

  • D.Lgs. n. 109 del 09/08/2012, ha introdotto l’art. 25-duodecies “Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare”;

  • Legge n. 172/2012, ha ratificato la “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei minori dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali” (c.d. “Convenzione di Lanzarote”), che ha modificato gli artt. 416, 600-bis e 600-ter del cod.pen. ampliando così l’operatività degli artt. 24-ter e 25-quinquies;

  • Legge n. 190 del 06/11/2012, “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” ha introdotto all’art. 25 il nuovo reato di “Induzione indebita a dare o promettere utilità” e all’art. 25-ter il reato di “Corruzione tra privati”;

  • Legge n. 93 del 14/08/2013, ha apportato delle modifiche all’art. 24-bis “Delitti 13 informatici e trattamento illecito dei dati” (tali ultime modifiche non sono state confermate in sede di conversione del Decreto e, quindi, non più rilevanti per il D.Lgs.231/2001);

  • Legge n. 186 del 15/12/2014, ha introdotto il reato di autoriciclaggio nel Codice Penale, e ha portato alla modifica dell’articolo 25 octies del Decreto, includendo la nuova fattispecie tra i reati presupposto della responsabilità amministrativa “da reato” degli enti. L’autoriciclaggio consiste nell’attività di occultamento dei proventi derivanti da crimini propri e si riscontra soprattutto a seguito di particolari reati, come ad esempio: l’evasione fiscale, la corruzione e l’appropriazione di beni sociali;

  • Legge n. 68 del 22/05/2015 recante Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente, oltre ad aver modificato in maniera significativa il D.Lgs.152/2006 (ad esempio integrandovi un’intera sezione dedicata alla Disciplina sanzionatoria), ha introdotto all’interno del codice penale un lungo elenco di reati ambientali (collocati nel nuovo Titolo VI-bis intitolato “Dei delitti contro l'ambiente”), una buona parte dei quali è configurato dalla Legge stessa come reato-presupposto atto a far scattare la responsabilità amministrativa dell’impresa, con conseguente modificazione e integrazione dell'articolo 25-undecies del Decreto; successivamente ulteriormente integrati a seguito dell'entrata in vigore della Legge n. 21/2018 con precisazioni in merito alle “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”;

  • Legge n. 69 del 27/05/2015 ha introdotto “modifiche alle disposizioni sulla responsabilità amministrativa degli enti in relazione ai reati societari”;

  • D.Lgs 38 del 15/03/2017 ha modificato la fattispecie relative alla “corruzione tra privati” e ha introdotto la fattispecie di “Istigazione alla corruzione tra privati” all'art. 2635 bis c.c.

  • Legge n. 179 del 30/11/2017 recante “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”, sono state previste misure di tutela per i lavoratori appartenenti al settore privato che denunciano reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito del rapporto di lavoro (c.d. “Whistleblowing”);

  • Legge n. 21/2018 che oltre alla già citata precisazione in materia di traffico illecito di rifiuti, dispone che il richiamo all'art. 3 Legge n. 654/1975 debba essere sostituito dall'art. 604 bis c.p. “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa”.

  • Legge n. 3/2019 (c.d. "Spazzacorrotti") ha introdotto il reato di Traffico di Influenze illecite di cui all'art. 346 bis c.p. e aumentato la durata delle sanzioni interdittive previste dal D.Lgs. 231/01 in relazione a taluni reati contro la P.A.

Le sanzioni a carico dell'azienda

Nell’ipotesi in cui i soggetti di cui all’art. 5 del Decreto 231 commettano a vantaggio dell'azienda uno dei reati-presupposto, l’azienda potrà subire pesanti sanzioni.

Le sanzioni sono quelle previste all'art. 9 del Decreto 231 e si distinguono in:

  • sanzioni pecuniarie;

  • sanzioni interdittive;

  • confisca;

  • pubblicazione della sentenza.

L’accertamento della responsabilità dell'azienda e la determinazione della sanzione, anche nella sua quantificazione, sono attribuiti al Giudice penale competente per il procedimento relativo al reato dal quale discende la responsabilità amministrativa dell'impresa.

Il Legislatore riconosce, agli artt. 6 e 7 del Decreto 231, forme specifiche di esonero della responsabilità amministrativa dell’azienda. In particolare, l’art. 6, comma I, prescrive che, nell’ipotesi in cui i fatti di reato siano ascrivibili a soggetti in posizione apicale, l’Ente non è ritenuto responsabile se fornisce prova:

  • di avere adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (di seguito, per brevità “Modello”) idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

  • di avere nominato un Organismo, indipendente e con poteri autonomi, che vigili sul funzionamento e l’osservanza del Modello e ne curi l’aggiornamento (di seguito, anche “Organismo di Vigilanza” o “OdV” o anche solo “Organismo”);

  • che il reato è stato commesso eludendo fraudolentemente le misure previste nel Modello;

  • che non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’Organismo di Vigilanza.

Il contenuto del Modello è individuato dallo stesso art. 6, comma II, laddove è previsto che l’azienda deve:

  • individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati;

  • prevedere specifici protocolli volti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’Ente in relazione ai reati da prevenire;

  • individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a prevenire i reati;

  • prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’Organismo di Vigilanza;

  • introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate dal Modello.

Qualora il reato sia commesso da uno o più soggetti sottoposti, la società non è responsabile se, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi che preveda:

  • misure idonee a garantire lo svolgimento dell'attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio;

  • una verifica periodica e l'eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell'organizzazione o nell'attività;

  • un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

L’azienda sarà chiamata a rispondere solo nell’ipotesi in cui il reato sia stato reso possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza.

Sotto un profilo formale, pertanto, l’adozione ed efficace attuazione di un Modello non costituisce un obbligo, ma unicamente una facoltà.

L’Ente potrebbe decidere di non conformarsi al disposto del Decreto 231 senza incorrere per ciò in alcuna sanzione. Tuttavia, l’adozione ed efficace attuazione di un Modello idoneo è un presupposto irrinunciabile per poter beneficiare dell’esimente prevista dal Legislatore nel caso di commissione di un reato-presupposto, da parte di uno dei soggetti indicati dalla norma, a vantaggio dell'impresa.

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